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Il punto: un'astuzia di centro tra Pelli e Darbellay

Par Chantal Tauxe - Mis en ligne le 19.12.2010 à 11:13

Publié par Il Caffè, l'hebdomadaire tessinois du dimanche Il punto

 http://www.caffe.ch/news/opinioni/50920

Fra poco meno di un anno avremo un nuovo governo. E non si sa se sarà molto diverso da quello attuale. La nostra democrazia è caratterizzata dalla stabilità e il solo cambiamento di un ministro rappresenta una specie di evento. Figuriamoci cosa succederebbe se le elezioni potessero cambiare le maggioranze… La Svizzera diventerebbe un'altra. Il problema del Paese è la polarizzazione. I partiti più forti sono Udc e socialisti e i loro voti, opposti gli uni agli altri, bloccano le riforme. Con il risultato che il centro destra non riesce ad imporre le proprie soluzioni.

Quattro forze politiche erodono il centro destra: liberali radicali, democratici cristiani, verdi liberali e borghesi democratici (apparsi sulla scena politica per sostenere Samuel Schmid ed Evelyne Widmer Schlumpf, respinti dall'Udc). Sono troppe. Questa concorrenza interna minaccia concretamente di indebolirne ulteriormente il peso.

Solo la storia e il loro rapporto rispetto al Sonderbund (la separazione dei conservatori cattolici dalla Confederazione liberale e radicale 162 anni fa) dividono queste forze politiche. Dal punto di vista dei programmi, le differenze non sono enormi. In parlamento votano allo stesso modo per la maggior parte del tempo.

Già nel 1997, Raymond Loretan - allora segretario generale del Pdc - aveva proposto di unire il suo partito ai liberali-radicali. Nel 2009, anche Pascal Couchepin si è preoccupato per la frammentazione delle forze del centro. Il vallesano, che per anni ha lottato contro il Pdc nel suo cantone, aveva capito che i tempi sono ormai cambiati.

Forse, nel 2011, molti cittadini chiederanno meno tensioni nel gioco politico. Forse sceglieranno i partiti del centro. Forse Plr, Pdc, Pbd e Verdi liberali potranno contare su più voti. Ma il rischio maggiore è che questi voti si trasformino soltanto in seggi supplementari e non in un vero risultato elettorale. Perché se questi partiti non saranno alleati, se non avranno stipulato un contratto elettorale, lo sforzo per guadagnare più consensi non servirà a nulla.

Il sistema politico è generoso. Prevede che i voti assegnati ad un partito, ma che non sono sufficienti per ottenere un seggio, possano essere attribuiti ad un partito amico. In francese si usa il termine "apparentement" (apparentamento), che significa agire come in una grande famiglia.

Senza ricorrere a questa astuzia elettorale, il centro destra finirebbe col cannibalizzarsi e regalare la vittoria alla sinistra o all'Udc. Contrattare un accordo di "apparentement" in tutti i cantoni, scrivere un programma con obiettivi comuni e costituire un gruppo parlamentare unico: questo sì sarebbe un bel colpo. Cambierebbe tutto nella politica nazionale. Oggi i quattro partiti del centro contano per 105 voti (76 al Nazionale e 29 agli Stati) e sono - virtualmente - la maggior forza del Paese. Forse, fra un anno, qualcosa potrebbe cambiare. Se Christophe Darbellay e Fulvio Pelli riusciranno ad incontrarsi per parlare seriamente.




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